- Dettagli
- Scritto da Super User
La seconda ondata non si sta smorzando
Se poniamo la fine della prima ondata al 31 luglio 2020 i decessi per Covid sono stati 35141. Da quella data al 3 febbraio 2021 ce ne sono stati altri 54679 e la cifra non accenna a stabilizzarsi, ma è probabile che alla fine saranno il doppio che nella prima ondata.
Dato che le curve degli infetti non sono molto affidabili a causa delle variabili modalità con cui sono fatti i tamponi, è più opportuno utilizzar le curve dei decessi giornalieri. Sotto si vede l'andamento dei decessi nei mesi che sono seguiti al picco della prima ondata, L'asse verticale è in scala logaritmica, pertanto l'andamento esponenziale è rappresentato da una linea retta. E'evidente l'opportunità della scala logaritmica: i decessi passano dagli iniziali circa 919 il giorno del picco a circa 5 al giorno dopo circa 4 mesi.

La retta rossa rappresenta una funzione esponenziale decrescente con un tempo di dimezzamento di 16 giorni. Questo valore lo useremo sempre come termine di riferimento.
Nel grafico sotto abbiamo invece i 100 giorni precedenti al 3 febbraio 2021. Qui il picco è il giorno 338 (4 dicembre 2020) con 993 morti, un valore addirittura superiore a quello della prima ondata. Ma se guardiamo ai 60 giorni successivi la discesa non è paragonabile con la prima ondata: il 3 febbraio i morti sono poco sotto 500, un calo di appena un fattore due rispetto al picco. In sostanza, si può dire che a due mesi dal picco la situazione nella seconda ondata è quasi cinque volte peggiore che nella prima. E' evidente che qualcosa non sta funzionando.

Seconda ondata. Il picco dei decessi è avvenuto il 4/12/20 (giorno 338) con 993 morti.
18/2/2021
- Dettagli
- Scritto da Super User
Contagi stabili: ecco cosa vuol dire
Un titolo ambiguo con cui aprono molti telegiornali è "stabili i contagi". Pronunciata senza nessuna intonazione di allarme, con questa frase si vuol veicolare l'idea che la stabilità, percepita in genere come qualcosa di positivo, sia il meglio che possiamo attenderci. L'idea è che nella tragedia del Covid la stabilità sia massimamente auspicabile, perché l'opposto della stabilità sarebbe la crescita incontrollata, il che è falso. E comunque saremmo di fronte a una legge di natura immutabile, il Covid seguirebbe le sue logiche imperscrutabili e vano sarebbe cercare di opporsi.
In realtà stabilità significa più infetti e soprattutto più morti. Stabilità è convivere con l'epidemia, ma mentre convivere con un male di cui non esiste cura è inevitabile per il malato cronico, in questo caso sappiamo che la cura esiste. Esiste e infatti già l'abbiamo utilizzata con successo durante la prima fase dell'epidemia, ma anche altri paesi la stanno utilizzando in questo momento.
Ovvio che non parliamo di cure definitive, in quanto solo il vaccino lo è, ma nondimeno sarebbe desiderabile cercare di limitare al minimo il numero di morti prima che siamo riusciti a vaccinare tutta la popolazione. Purtroppo procedendo di questo passo, a forza di "contagi stabili", arriveremo ad aggiungere ancora qualche decina di migliaia di morti ai quasi 100.000 che già abbiamo avuto.
Ma cosa è cambiato rispetto alla prima ondata che ha fatto oltre 35.000 morti, in questa seconda ondata che ne ha già fatti oltre 50.000 ?
Dato che le curve degli infetti non sono molto affidabili a causa delle variabili modalità con cui sono fatti i tamponi, è più opportuno utilizzare le curve dei decessi giornalieri. Sotto si vede l'andamento dei decessi nei mesi che sono seguiti al picco della prima ondata, L'asse verticale è in scala logaritmica, pertanto l'andamento esponenziale è rappresentato da una linea retta. E'evidente l'opportunità della scala logaritmica: i decessi passano dagli iniziali circa 919 il giorno del picco a circa 5 al giorno dopo circa 4 mesi: variano di oltre due ordini di grandezza.

Per una funzione esponenziale decrescente si definisce un tempo di dimezzamento. In questo arco di tempo la funzione si dimezza. La linea rossa in figura ha un tempo di dimezzamento (T1/2) di 16 giorni: dopo 48 giorni (tre tempi di dimezzamento) si riduce a (1/2)×(1/2)×(1/2) = 1/8 e così via.
Cosa ci dice la figura? Che le caratteristiche intrinseche del Covid-19 unite alle misure di confinamento, distanziamento e protezione individuale applicate l'anno scorso hanno permesso di ridurre in 4 mesi i decessi da 900 al giorno a 5 al giorno. Significa anche che per 4 mesi le misure suindicate hanno mantenuto Rt intorno a 0,61 e che siamo stati molto bravi per mantenere queso valore per vari mesi.
Se il virus mutasse in peggio per mantenere Rt = 0,61 servirà uno sforzo extra. Difficile ma certamente non impossibile.
Nella seconda ondata però le cose stanno andando assai diversamente. Dopo un picco di decessi il 3/12/20 ci saremmo potuti attendere un calo rapido dei contagi e dei decessi. Oggi, 19/2/21, 77 giorni dopo, ci saremmo dovuti attendere circa 20 morti al giorno se avessimo attuato le stesse misure della prima ondata. Invece siamo a dieci o 15 volte tanto.
Qui sotto il grafico dell' Italia in cui, per ridurre le fluttuazioni giornaliere si è fatta la media mobile su 7 giorni. La fonte del grafico e di quelli successivi è il sito Worldometer Coronavirus.

In 77 giorni i decessi si sono ridotti del 58% rispetto al picco.
SVIZZERA

La Svizzera ha avuto il picco quasi in contemporanea con l'Italia. In 75 giorni i decessi si sono però ridotti dell' 80% ossia ben più che in Italia.
GERMANIA
In Germania il picco è avvenuto un mese dopo quello italiano, il 10/1/2021, con 905 morti. In 40 giorni i decessi si sono ridotti del 51%. Un calo poco maggiore di quello italiano ottenuto però in un tempo circa la metà.
REGNO UNITO

Nel Regno Unito il calo è stato del 58% in un tempo di appena 27 giorni. E'possibile che il buon risulatato sia anche dovuto alle vaccinazioni (ormai oltre 16 milioni almeno di prime dosi).
FRANCIA

Il calo del numero di morti giornalieri è appena del 46% su un arco di tre mesi, lentissimo.
Per semplificare il confronto facciamo l'ipotesi che il calo sia esponenziale come durante la prima ondata. In realtà, guardando i grafici, questa assunzione è discutibile ma è anche ottimista perché una decrescita non esponenziale sarebbe presumibilmente più lenta. Calcoliamo quindi il tempo di dimezzamento T1/2. I risultati sono riassunti nella tabella sotto:
| Decessi al picco (data) | Incidenza (per 105) | Decessi il 19/02/21 | T1/2 (giorni) | |
| Regno Unito | 1248 (23/1/21) | 1,87 | 519 | 31 |
| Svizzera | 100 (5/12/20) | 1,18 | 20 | 32 |
| Germania | 905 (10/1/21) | 1,09 | 441 | 39 |
| Italia | 741 (3/12/20) | 1,23 | 313 | 62 |
| Francia | 667 (19/11/20) | 1,00 | 359 | 149 |
E' evidente a tutti che le misure prese in Italia in questa seconda ondata sono assai più blande di quelle delle prima e non vale la pena di elencare le differenze: ognuno può benissimo fare il confronto. La conseguenza non è causata dal destino, ma delle scelte che il governo, le autorità sanitarie, il CTS e così via hanno fatto. Questa scelta è facile da quantificare in termini di morti in più, e ciascuno può cercare di darsi una spiegazione di quale sia stata la contropartita economica/sociale vera o presunta. Purtroppo, come si vede dalla tabella, nemmeno i paesi "virtuosi" hanno raggiunto il valore di T1/2 = 16 giorni ottenuto da noi (e da altri, non si deve negarlo) nella prima ondata. Ma noi lo abbiamo adirittura quadruplicato.
Dato che, per quel che si è detto sopra, T1/2 è collegato al tipo di misure sanitarie che sono state prese, sarebbe a questo punto auspicabile uno studio comparato delle misure prese nei diversi paesi. Questo studio dovrebbe essere prioritario per le nostre autorità, dato che permetterebbe di mettere da parte interventi inutili sul piano dell'epidemia ma dispendiosi economicamente e di concentrarsi su quelli realmente efficaci. Qui si possono solo azzardare delle ipotesi sulle differenze fra i paesi di cui sopra. Vediamole:



- Mascherine obbligatorie: dappertutto.
-
Tutti i paesi hanno previsto misure simili contro gli assembramenti.
- Scuole: chiuse in Germania e Regno Unito. Aperte in Francia, Svizzera e ltalia
- Ristoranti e i bar chiusi dappertutto eccetto che in Italia in zona gialla (cioè quasi tutto il paese)
- Negozi non di alimentari o di generi di prima necessità: chiusi dappertutto eccetto che in Italia e Francia (in Francia chiusi se più estesi di 20.000 mq)
- Spostamenti fra comuni e regioni: vietati solo in Italia
- Coprifuoco notturno: solo in Italia e Francia
Forse sarebbe legittimo domandarsi l'utilità delle misure f) e g) e magari concentrarsi concentrarsi maggiormente su b), d), e). Per il punto b) ovviamente conta quanto la norma viene fatta rispettare.
- Dettagli
- Scritto da Super User
Confronto Italia e Regno Unito
Alla pagina "Contagi stabili?" abbiamo fatto un confronto tra le velocità di discesa dell'epidemia fra l'Italia e altri quattro paesi europei.
Qui cerchiamo di approfondire la differenza con il Regno Unito, esaminando il tasso di decrescita dei decessi. Perché usiamo i decessi? Perchè il numero dei decessi è la variabile meglio definita. Mentre il numero di infetti dipende dal metodo con cui vengono fatti i tamponi, da come sono considerati gli asintomatici e da come sono registrati i guariti, registrare un decesso da Covid è meno affetto da incertezze.
Per questo motivo la letalità grezza in Italia ha subito una variazione di oltre un ordine di grandezza: all' inizionnon si conosceva il reale numero di infetti (e questo numero è incerto anche adesso). Nella prima ondata i tamponi venivano fatti ai sintomatici gravi e la letalità grezza superava il 15% . Man mano che la situazione è migliorata e i test sono diventati più disponibili e frequenti la letalità grezza è scesa sotto l'1% per poi, con la nuova ondata, risalire e stabilizzarsi da novembre intorno al 3,5%.
Se assumiamo che il valore reale della letalità sia una costante intorno all'1% che è un valore comunemente accettato il numero dei decessi può quindi essere usato per dedurre il numero degli infetti.
Sotto si vede l'andamento dei decessi nei mesi che sono seguiti al picco della prima ondata, L'asse verticale è in scala logaritmica, pertanto l'andamento esponenziale è rappresentato da una linea retta. Per i dettagli vedere qui.

Una funzione esponenziale decrescente è caratterizzata dal tempo di dimezzamento, il tempo occorrente perchè essa si riduca alla metà. L'uscita dell'Italia dalla prima ondata è caratterizzata da T1/2 = 16 gg. Nell'attuale fase di uscita dalla seconda ondata i dati sono completamente diversi e non compatibili con tale T1/2. Se seguiamo l'evoluzione dei decessi giornalieri su un periodo di 20 giorni che spostiamo osserviamo questo
il 23/2/21 T1/2 = 47 giorni
il 24/2/21 T1/2 = 69 giorni
il 3/3/21 T1/2 = 194 giorni
il 7/3/21 T1/2 = 68 giorni

A questo punto l'esponenziale diviene crescente e abbiamo un tempo di raddoppio invece che di dimezzamento
il 15/3/21 T2 = 58 giorni
il 26/3/21 T2 = 28 giorni

Si noterà che da un giorno all'altro il tempo di dimezzamento fluttua sensibilmente ma ha tendenza a crescere nel tempo. Già in febbraio T1/2 era assai maggiore dei 16 gg osservati nella prima ondata. Addirittura da metà marzo non si può più parlare di tempo di dimezzamento ma di tempo di raddoppio. Significa quindi che siamo in regime di crescita esponenziale. Tutto questo perché stiamo gestendo molto peggio della prima questa seconda fase dell'epidemia, con delle misure di contenimento del tutto inefficaci rispetto a quelle di un anno fa. Inoltre, per quel che si è detto sopra, l'andamento dei contagi segue fedelmente quello dei decessi, quindi il problema non è solo quello (come qualcuno pensa) di qualche centinaio di anziani che ogni giorno se ne vanno. Abbiamo decine di migliaia di nuovi casi ogni giorno, con l'opportunità per il virus di mutare continuamente, e centinaia di nuovi morti ogni giorno.
Qui sotto possiamo vedere invece quello che è avvenuto nel Regno Unito con l'andamento dei decessi nei 40 giorni precedenti il 30/3/2021 e poi nei 50 giorni precedenti il 13/4/2021.


I dati sono tratti da coronavirus.data.gov.uk.
Si vede come sull'arco di 50 giorni la discesa continui ad essere una perfetta esponenziale con T1/2 = 11,5 giorni. Rispetto al 30 marzo T1/2 è leggermente cresciuto ma questo non deve preoccuparci. Dal 18 febbraio (giorno 415) al 13 aprile il calo è di oltre un fattore 30. Cosa se ne deduce?
Innanzitutto, se andiamo a guardare le misure di lockdown prese dal Regno Unito nei mesi passati, esse sono molto più severe delle nostre: divieto di viaggi all'estero, bar, pub e ristoranti chiusi, negozi chiusi e scuole chiuse. Sono misure molto simili a quelle che abbiamo applicato in Italia nella prima ondata. Quindi non c'è da stupirsi che i decessi (e gli infetti) diminuissero già a metà febbraio a un tasso paragonabile a quello dell'Italia all'uscita dalla prima ondata. Oltre che all'effetto delle misure di lockdown è lecito pensare che la diminuzione dei decessi sia anche dovuto alla campagna di vaccinazione che nel Regno Unito ha già somministrato (al 19 aprile 2021) almeno una dose a oltre 33 milioni di abitanti. Dato che una parte considerevole di ultraottantenni (un terzo) aveva ricevuto almeno la prima dose alla data del 10 gennaio, e dato che il 60% dei decessi per Covid avviene in questa fascia di età, l'effetto del vaccino dovrebbe manifestarsi anche a livello dei dati complessivi. Un primo studio in proposito è stato fatto dal Guardian e potete trovarlo qui.
Il risultato del Guardian è promettente perchè mette in evidenza un calo molto maggiore nei decessi fra gli ultraottantenni (-83%) che nelle fasce di età 65-79 (-74%) e 20-64 (-56%). Quando il Guardian ha pubblicato lo studio era chiaro che non tutto il calo poteva essere dovuto al vaccino dato il numero ancora limitato di persone vaccinate considerate nello studio (che erano quelle alla data del 10 gennaio). Il grosso dell'effetto doveva essere ancora il lockdown. Tuttavia oggi pare chiaro che le vaccinazioni stiano dando il loro contributo alla riduzione dei decessi.
Good Luck!
20/4/2021
- Dettagli
- Scritto da Super User
Rendimento della ricarica
Da A. Genovese, F. Ortenzi, C. Villante: On the energy efficiency of quick DC vehicle battery charging, World Electric Vehicle Journal Vol. 7 - ISSN 2032-6653
- Auto: Nissan Leaf
- Caricatore: DC CHAdeMO, 500 V
Energia restituita dalla batteria del veicolo in base alla potenza di ricarica
| P (kW) | 3 | 16 | 22 | 43 | 50 |
| Batteria (%) | 97,2 | 97,1 | 97,0 | 91,8 | 94,2 |
Rendimento del caricatore in base alla potenza di ricarica
| P (kW) | 3 | 16 | 22 | 43 | 50 |
| ηc (%) | 86,0 | 91,6 | 92,2 | 92,6 | 92,6 |
Rendimento complessivo in base alla potenza di ricarica
| P (kW) | 3 | 16 | 22 | 43 | 50 |
| ηc (%) | 83,6 | 88,5 | 89,5 | 85,0 | 87,2 |
Dettaglio costi di produzione Auto elettriche/convenzionali
- Articolo di insideevs.com Nel 2020 il costo di produzione di un' auto elettrica è superiore del 45% a quello di una tradizionale
La figura sotto è tratta dall'articolo citato

Ricarica veloce
La ricarica veloce con 350 kW richiede correnti elevatissime, fino a 700 A. I cavi devono avere una sezione molto grande (200 mm2) e devono essere raffreddati . Non proprio la semplicità assoluta.
Immatricolazioni auto elettriche in Italia (dal Corriere 11/12/2021)

- CO2 prodotta nella combustione (fonti: Quattroruote, EPA)
| Benzina | 2,35 - 2,38 kg/l |
| Gasolio | 2,65 - 2,69 kg/l |
| GPL | 1,61 kg/l |
| Metano | 2,75 kg/kg |
- Consumo medio stimato dalla IEA (2022) per veicoli privati : 200 - 260 Wh/km
- Un'utilissima pagina del Governo USA calcola le emissioni di CO2 di vari modelli di auto elettriche tenendo conto di come è generata l'elettricità nelle varie regioni del paese. Per usarla si deve inserire il codice postale (ZIP) della località che interessa. Tener presente che le emissioni sono date in grammi di CO2 per miglio, quindi per 1,609 km. Per trasformarle in g/km occorre moltiplicarle per 0,6215. Quindi ad esempio l'auto tipica a benzina inserita per confronto (410 g/mi) emette 255 g/km. Per confronto una Mercedes Classe B Diesel venduta in Italia emette 107 g/km. Cliccare qui.
- L'emissione di CO2 nella produzione di elettricità nelle varie regioni degli USA. Una pagina dell'EPA (Agenzia per la protezione dell'ambiente). Le emissioni sono calcolate in lbs/MWh (libbre per MWh). 1 libbra = 0,454 kg. Per trasformare le emissioni in kg/MWh moltiplicare i numeri per 0,454. Il valore medio per tutto il paese è 387 kg/MWh, con un massimo di 741 e un minimo di 106. Cliccare qui.
- Su questa pagina WEB le emissioni istantanee di CO2 della produzione di elettricità nel mondo in tempo reale.
- Confronto emissioni auto elettriche e convenzionali . L'articolo confronta la CO2 emessa assumendo una vita di 12 anni per il veicolo e una percorrenza di 150.000 km nel Regno Unito. Sono confrontate da una parte la Nissan Leaf e dall'altra una "auto media" convenzionale. Le emissioni di entrambe le auto sono quelle relative a: a) produzione e smaltimento; b) combustione di carburante fossile direttamente nel motore o nella generazione di elettricità primaria— quest'ultima dipende dal paese preso in esame. Il vantaggio della Leaf è in sostanza meno di un fattore 2. Esaminando tuttavia i dati emerge che l'auto convenzionale di riferimento avrebbe emissioni pari 230 g/km che sembra essere un valore piuttosto elevato se confrontato con una Diesel Euro 6 di cilindrata 1,5 litri.
- Pagina we
- L'emissione di CO2 da parte delle auto elettriche tenendo conto dei metodi di generazione dell'energia elettrica nei vari paesi. Come si vede il valore per l'Italia è superiore a quello di una media autovettura Diesel Euro 6.

- Secondo Standard & Poor's nel 2020 in USA sono stati immatricolati 296.000 veicoli elettrici. Questo ha causato una richiesta extra di 4,68 TWh annuali alla rete elettrica. Se ne deduce che se in Italia il 50% dell'attuale parco autovetture venisse sostituito da auto elettriche (20 milioni) la richiesta supplementare di energia elettrica sarebbe di 316 TWh l'anno, a fronte di un attuale consumo di 277 TWh annuali.

- Nuovo calcolo della richiesta di energia elettrica e commenti sul calcolo sopra riportato. La IEA stima in 200 - 260 Wh/km il consumo di energia elettrica di un veicolo leggero. Questo dovrebbe includere 5% di perdite di ricarica. Considerando che un autoveicolo italiano percorre in media 12.000 km l'anno il consumo massimo si stima in 3,1 MWh annuali. Il DOE americano parla invece di 3,8 MWh. Il calcolo di S&P darebbe invece 15,8 MWh e sembra francamente esagerato. Considerando quindi 20 milioni di autoveicoli si avrebbe un consumo di 62 TWh pari al 22% del consumo odierno (9/2/23).
-
- Nota: non è chiaro se la stima IEA includa anche una frazione di veicoli ibridi, per i quali il consumo elettrico è inferiore a un tutto-elettrico
-
- Un consumo di 3,1 MWh annuali, considerando una batteria da 50 kWh, corrisponde a 62 "pieni", oltre uno a settimana. Ragionevole? Forse.
- La potenza media necessaria per ricaricare 20 milioni di auto si ottiene dividendo l'energia (62 TWh) per il numero di ore in un anno (365,25 x 24 = 8766 h) e vale 7,07 GW. Se ipotizziamo di ricaricare solo durante il giorno la potenza raddoppia.
- Chi può ricaricare l'auto a casa? Si stima che in Italia ci siano oltre 400.000 posti auto privati. Non molti. La maggior parte degli automobilisti dovrà ricaricare l'auto in stazioni pubbliche.
- Quanti distributori di carburante ci sono in Italia? 22.654 (ottobre 2021, ANSA).